Cari amici,
potrebbe essere che sia un errore di stampa quello che si può leggere a pag. 29 dell'abecedario sui servizi di Cossiga che vi ho segnalato.

Tra le attività difensive Cossiga inserisce infatti a pag. 29:

"(...) contro-terrorismo: contrasto con l'azione terroristica che abbia origini o supporti dall'Estero.

Se il senatore a vita non voleva scrivere: "contrasto all'azione terroristica...", invece che "contrasto con l'azione terroristica"(io ho sempre sentito parlarle dell'antiterrorismo però, non del contro-terrorismo ndr) come si legge a pag.29, dobbiamo pensare forse che la strage di Ustica potrebbe essere concepita come "un'attività difensiva di contro-terrorismo" dal senatore a vita Cossiga?

Mi piacerebbe saperlo, a voi? laura picchi


Su google book c'è un ampia sintesi del temino cossighiano, sufficiente per capire da parte di tutti voi l'importanza di quanto scrisse Mario Ciancarella sul tema nel cap. 16 dedicato alla strage di Ustica del suo Manoscritto Impossibile Pentirsi.
A chi interessa leggerlo per intero e tenersi in casa una copia può acquistarlo.
Laura Picchi


Potete leggere "I servizi e le attività di informazione e controinformazione. Abecedario per principianti,politici e militari, civili e gente comune compilato da Francesco Cossiga dilettante" al link:

http://books.google.it/books?id=E0hwZkIQijwC&dq=abecedario+cossiga&printsec=frontcover&source=bl&ots=AefyW5qA39&sig=dkezAtePJ83-H-LHfGIDgEqrdBo&hl=it&ei=aui7StD-HoT9_AbXmam8DQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=2#v=onepage&q=&f=false

Quando avete letto "il temino" cossighiano sui servizi, l'invito è di fare la fatica di rinfrescarvi la memoria su quanto scriveva Ciancarella sulla questione:

 

Dal cap. 16 del Manoscritto Impossibile pentirsi di Mario Ciancarella pgg. 145-148

(..)Importanti alcuni rilievi alle note introduttive. Il documento è contenuto in un Dossier che la Rivista titola: "A che servono i servizi", il testo pubblicato reca il Titolo: "Intelligence: Istruzioni per l'uso. di Francesco Cossiga", ed è introdotto da questa nota redazionale: "Pubblichiamo questa "Guida si servizi Segreti" redatta dall'allora Capo dello Stato nel 1990, da lui trasmessa agli Uffici responsabili come opera di "Anonimo" per motivi di <opportunità politica>". L'opportunità politica non può che essere l'interesse personale del Presidente della Republica a dissimulare la sua diretta responsabilità in un atto che con assoluta evidenza accerta l'Alto Tradimento consumato e progettato (nelle sue convinzioni più deviate) proprio da colui che avrebbe dovuto essere il garante assoluto dello spirito e della lettera della Costituzione.

Prima ancora di entrare nel testo, va poi segnalata la nota "1", riportata accanto al titolo del primo paragrafo di quel testo preoccupante:

1. I 'SERVIZI SPECIALI'1. La nota a piè di pagina a sua volta recita: "1. Questo testo è stato riprodotto per la prima volta da "Cronache della Disinformazione nr. 28/1993 [Rivista che non sono riuscito a rintracciare, nonostante si ritrovi in molte bibliografie per la saggistica che stiamo trattando, al punto da pensare che si tratti di uno di quei bollettini dei molti circuiti dissimulati dei servizi, funzionali a "far uscire", anche a fini di "sondaggio" informazioni altrimenti riservate. Ma di certo si tratta solo di una mia limitata capacità di accesso alla pubblicistica nazionale che solo a Roma sarebbe possibile intercettare presso la Biblioteca Nazionale ndr]. Nell'avvertenza Cossiga specificava di essersi basato anche su "testi in uso nelle scuole di servizi esteri".

Sono certo che, se vi fosse costretto da una politica consapevole e determinata, Cossiga non potrebbe che confermare che quei testi - che negano assolutamente la nostra Costituzione - erano gli stessi della "Scuola per Dittatori di Panama", gestita dalla CIA e presso la quale venivano gestiti e partoriti studi come il già citato "Strategia del Colpo di Stato" del Prof. Edward Luttwak. Ed ora leggiamolo questo concentrato di nefandezze:

"(..) interessi che per poter essere realizzati e minacce che per poter essere contrastate necessitano di attività "non apparenti" e "non convenzionali", poichè non pubblico è il regime delle notizie che è interesse acquisire o clandestina e realizzata in forma occulta è la minaccia che si intende realizzare. [C'è chi abbia mai sentito di una minaccia della criminalità ordinaria od organizzata che non sia "clandestina e realizzata in forma occulta"? E questo è mai stato sufficiente a dire che la azione di difesa dello Stato possa avvenire, con la sua Polizia e la sua Magistratura, attraverso attività "non apparenti e non convenzionali? ndr]

(..)1.3 Legalità dei Servizi Speciali
Per questi motivi, si ripete, la legalità sostanziale dei servizi e delle loro attività risiede negli interessi dello Stato e nel carattere <non convenzionale> del bene che si vuole acquisire, o del pericolo da cui ci si vuole difendere,

BENI NON ACQUISIBILI IN VIA LEGALE O IN FORMA <APERTA>, o ATTIVITA' DI PERICOLO SVOLTE IN FORME ILLEGALI E CONTRASTABILI, IN MODO EFFICACE, SOLO NELLO STESSO MODO.

Di conseguenza la legalità sostanziale dei <servizi speciali> si basa sulla legittimità dei fini, e può non corrispondere alla legalità formale (..) Non convenzionali sono i mezzi usati e le procedure adoperate, e non convenzionali, per status, per posizione pubblica, per formazione e per impiego il personale in essi impiegato e da essi utilizzato.

(..)3.4 Attività <coperte> dei servizi di intelligence.
In modo accentuato nel dopo guerra, nell'ambito della guerra fredda, si sono venute accrescendo le (..) "covert action" (..); si tratta di attività operative vere e proprie, che vanno dalla "destabilizzazione" di regimi politici, alla "sovversione" anche mediante la attuazione ed il finanziamento del <terrorismo>, al sabotaggio quando non addirittura alla azione diretta contro personalità del Paese avversario"

E dunque in quelle parole, scritte dal Professore Universitario di Diritto e Presidente della Repubblica e sottoscritte tuttavia con un volgare "Anonimo", si legge la consumazione del delitto di strage a Ustica nelle sue più raccapriccianti motivazioni e nelle sue più scellerate coperture.

Cossiga, correndo anche un certo qual pericolo, ha sfidato i Parlamentari sulla vicenda Ustica, secondo il medesimo criterio con il quale Craxi li sfidò sulla vicenda tangentopoli e il finanziamento illecito dei partiti. Anche lì come ad Ustica ritorna il problema di legittimazione di attività illecite. La medesima "cultura" sottindente agli interventi davanti alle Commissioni Difesa di quel Ministro-Generale Corcione, in difesa della "rubacchiopoli" militare che abbiamo analizzato in altri capitoli.

Con il suo "temino" Cossiga vorrebbe porre la pietra tombale sul concetto stesso di Democrazia Parlamentare, di Stato di Diritto, di prevalenza Costituzionale.

In ogni Stato e in qualsiasi condizione e regime politico l'attentato alla libera o ordinaria convivenza della gente da parte della criminalità, comune o organizzata, avviene infatti come aggressione ai beni fondamentali della persona e dello Stato stesso, nelle stesse forme illegali, non trasparenti, non convenzionali con cui viene aggredita la sicurezza più generale dello Stato. Ma essa è contrastata e contrastabile da parte delo Stato solo con una ancora più decisa adesione alla Legalità, come valore assoluto. Ogni volta che Giudici, Forze dell'Ordine e Politici, abbiano ritenuto lecito e legittimo uscire dalla Legalità con il convincimento di poter affrontare meglio e sconfiggere la criminalità ordinaria e organizzata, piano piano si sono ritrovati risucchiati in qualche maniera nello loro spire fino a risultarne mutati nella loro natura profonda, per ritrovarsi quasi inconsciamente ad essere divenuti funzionali agli obiettivi del nemico che volevano combattere. Il campo della illegalità è il terreno dei criminali, quello della Legalità e il terreno dello Stato e della Civiltà.

Solo un presuntuoso ed arrogante aspirante ad una dignità militare - che gli resterà sempre negata -, come Cossiga, potrebbe pensare di codificare, in quella maniera e con quelle argomentazioni, una tattica di scontro con l'avversario. Chiunque infatti abbia fatto studi anche personali di una certa serietà, non necessariamente accademici, sulla tattica militare sa che mai si può sperare la vittoria accettando di combattere nel terreno più congeniale all'avversario. Ci possono essere mosse apparenti in questa direzione (come l'infiltrazione di un agente in una banda di spacciatori o di trafficanti di armi, ma con assoluta "documentabilità" dello scopo della infiltrazione) ma il progetto a lungo termine è di condurre l'avversario, attraverso quella azione, sul campo di battaglia a noi più congeniale. Cossiga invece si innamora dell'intrigo e del mistero, come un qualsiasi bimbetto, e ritiene di vincolare lo Stato a questa sua folle idea di "illegalità legittimata".

Il nostro squallido Mentore ritiene di conferire con un'alea di misteriosità alla sola intelligence offensiva di stampo militare, poteri di assumere comportamenti criminali "assolti" apriori dal Re, con gli stessi criteri di una Corte settecentesca. Ma se lo Stato di Diritto rinunciasse alla Legalità come unica forma di contrasto e prevenzione per accettare l'idea che le "forme di illegalità siano contrastabili, in modo efficace solo nello stesso modo" (pensiamo alla violenza della Mafia nelle sue varie ramificazioni), saremmo tornati molto semplicemente, come invitava a fare l'on. Martelli, al Far West, alla Legge della Jungla. Dove tutto è possibile. E se c'è una speranza di limitare sempre più la violenza della guerra come strumento della politica, essa è affidata solo alla crescita della cultura del Diritto Positivo ove il conflitto reale che si innesca tra soggetti diversi e contrapposti si risolve davanti ad una Autorità Giudiziaria terza rispetto ai contendenti e non arbitrariamente espressa da un Potere Regale, ma vincolata alla applicazione del Diritto stabilito ed accettato.

E' proprio il mondo militare nella sua vera e più profonda struttura, comunque di nobiltà, rispetto alla cialtronesca parodia che ne fa Cossiga, ad offrirci una soluzione, di metodo e di cultura, fondata sulla Legalità per contrastare le aggressioni ed i pericoli portati da un qualsiasi avversario, e dunque anche da una simile cultura della illegalità proposta da Cossiga. Infatti un cittadino ordinario, per quanto possa avere una licenza di porto d'armi non sara’ autorizzato ad un uso “ampio” di quell’arma, e dovrà sempre motivare con dovizia di particolari e forti testimonianze la necessita’ d'uso di quell'arma. Mentre un cittadino italiano, chiamato giovanissimo alle armi, come pure un qualsiasi operatore delle Forze dell'Ordine, sarà dotato di un'arma e di una facoltà di utilizzo molto più ampia, dovendo rispondere per il suo impiego anche letale della sola "violata consegna per eccesso di legittima difesa". E - lo abbiamo visto parlando della "consegna" - perchè ciò trovi una sua puntuale disciplina nel diritto, al fine di un trasparente accertamento del giudice delle indagini, lo Stato e le sue Amministrazioni sono chiamati a definire la natura del "bene da proteggere", delineare i confini all'interno dei quali esso debba essere protetto, precisare i limiti dei poteri conferiti alla sentinella e le procedure di interdizione, di allarme e di intervento che essa è tenuta comunque a rispettare per fronteggiare e nel fronteggiare la minaccia. E certamente con una maggiore presunzione di legittimita’ d’uso dell’arma da parte del militare, rispetto al credito di offerto ad un qualsiasi cittadino, senza che tale garanzia divenga privilegio e presunzione di impunita’.

Cossiga dice invece - come abbiamo letto appena più indietro - che questo criterio non sarebbe applicabile alla attività dei servizi speciali. Ma fa di più: sottrae al Parlamento la sovranità su questa materia. Mentre noi abbiamo visto come gli USA ad esempio decretino invece per Legge anche la stessa facoltà di "covert action" delle Forze Armate e dei loro Servizi Speciali.

Il che non toglie che quelle covert action, in quel Paese, siano soggette in ogni caso a criteri e vincoli ancor più rigidi di controllo, archiviazione e rendicontazione, e che comunque tutti gli atti siano pubblicabili, al termine di ogni operazione o nei tempi fissati da una Legge di pubblicizzazione degli atti, che è sempre di assoluta garanzia del cittadino più che del Potere. Ovvero che siano sempre ed immediatamente esigibili ed opponibili agli autori, su richiesta del Parlamento che ne stia indagando la "correttezza" secondo i "criteri americani". E che siano infine sempre evidenti i responsabili dei vari livelli e coloro che debbano rispondere alla Legge ed al Popolo americano del proprio operato. La covert action, nella cultura di un regime sovrano, indica una copertura finalizzata all'esito della azione non alla sottrazione dai vincoli di legalità dello Stato, o almeno non dai vincoli di fedeltà esclusiva al proprio Stato. Esemplare, al riguardo, una dichiarazione di John C. Gannon, vicedirettore generale della CIA fino al Luglio 1997 in una tavola rotonda in Italia che analizzeremo più approfonditamente appena più avanti. Dice Gannon:

"Ci vuole un quadro giuridico che regolamenti le attività di intelligence nei Paesi democratici. La CIA ne ha eleborato uno nel corso degli anni, dalle vecchie direttive statutarie ai successivi "ordini operativi" del Presidente degli Stati Uniti. Ora abbiamo una base legale molto solida. Io lavoro sempre con un legale al mio fianco, con il quale mi consulto per essere sicuro di conoscere tutte le leggi in materia e garantire che i miei dipendenti operino nella legalità. Le nostre attività all'estero forse potranno violare le leggi in vigore in quei paesi, ma nessun dipendente della CIA può violare le leggi del suo Stato."

Non sembra, come vedrete, che i nostri politici abbiano colto l'importanza della legalità nella cultura "del proprio Paese", cioe’ della propria Sovranita’, che pure Gannon aveva esplicitato senza riserve. L'assoluto vincolo e rispetto della Legalità dello Stato da parte di uomini dei servizi, almeno sul proprio territorio.

Non c'è invece nessuna parola, in quel temino presuntuoso di Cossiga, su un pur minimo criterio di archiviazione, di gestione delle informazioni raccolte, dei tempi e delle procedure di desecretazione degli atti e di utilizzo pubblico dei materiali "desecretati", della possibilità e necessità politica di conoscere comunque e sempre i responsabili di ogni e più minuta delle azioni e delle sequenze operative attuate dai servizi speciali. E questa assoluta assenza in Cossiga di ogni criterio di garanzia democratica - facilmente desumibile dalla legislazione degli altri Stati, mentre egli ne studia solo i compendi operativi distorcendoli in una dimensione di assoluta devianza - lo scopre ed accusa inevitabilmente come collegato ad altri e diversi interessi. Come Traditore di questo Stato.

Cossiga concretizza dunque di nuovo il più grande, e l'unico dei delitti di cui sia imputabile il nostro Presidente della Repubblica: L'Alto Tradimento. Lo fa nel 1990. Lo fa indirizzando il suo "insipido ma orrido temino" ai comandanti degli Uffici Riservati Militari. Lo fa mentre l'onda crescente, della indignazione popolare e culturale sulla scellerata vicenda di Ustica, vede una più forte determinazione dei Familiari delle Vittime e dei legali di parte Civile come dei Comitati di Società Civile; e quando la loro caparbia denuncia di ritardi ed omissioni sospette porteranno alla sostituzione dei Giudici Santacroce e Bucarelli con il Giudice Priore. Lo fa quando il pericolo di un crollo del grande muro dell'omertà si fa assolutamente concreto. Lo fa dopo che il Col. Gheddafi ha rilasciato una esplosiva intervista a Retequattro dove ha prefigurato, quasi nei più perfetti particolari, lo scenario della strage. Lo fa quando la Commissione Gualtieri, verso la quale il sig. Cossiga ha già dato pubblici segnali di insofferenza, redige una relazione seria e commisurata alle sue funzioni (accertamento delle cause della mancata indidividuazione dei responsabili) e dunque in una lettura responsabilmente politica dello scenario della strage.

L'intervento di Cossiga è una chiamata a rinserrare le fila a quegli uomini dei servizi e delle Forze Armate che avrebbero potuto essere tentati di rompere la consociazione al tradimento per tornare a schierarsi con ogni forma e spazio di "lealismo" Costituzionale. Di lì a poco, perchè il messaggio di "garanzia di impunità legate al silenzio" e di "pericolo per chi violasse la consociazione a quel silenzio", lanciato da Cossiga, fosse comunque intelligibile a chi sapeva, e fosse chiaro come quel messaggio fosse confortato dalla evidente e "vigile" presenza sui comportamenti di ciascuno dei cospiratori da parte del grande controllore e padrone del loro futuro, e fosse dunque trasparente la necessità di mantenere silenzi "tombali" su quanto fosse accaduto, riprenderà la serie - la terza della catena omicida - dei delitti legati al dopo Ustica.

E la politica non reagiva e non reagisce fino ad oggi. Anzi con l'on. Brutti sottoscrive e peggiora la nauseante interpretazione del "Diritto" offertaci del Prof. Cossiga, il quale nell'Autunno 1997, come vedremo, andrà ad umiliare e sbeffeggiare la intera Commissione Stragi ed in particolare il suo Presidente Pellegrino ed il suo consulente, mai direttamente nominato, Prof. Giuseppe De Lutiis.(..)

Se volete dunque buono studio! Laura Picchi
p.s  Peccato che ad ogni livello, nessuno gli abbia mai chiesto a Cossiga se quello fosse o meno un errore di stampa e come sappiamo nessuno gli ha chiesto conto delle sue eventuali(eventuali perchè da accertare ancora a livello giudiziario) responsabilità per Ustica. laura picchi
p.s 2 Ho trovato cosa significa contro-terrorismo, è molto diverso dall'antiterrorismo.
L'antiterrorismo è un'azione dello stato e dei suoi apparati che è certamente svolta nell'ambito costituzionale italiano del 1948, si fanno indagini per scoprire gruppi terroristici, chi li finanzia, i loro rapporti e poi si perseguono i reati commessi processando e condannando i colpevoli, assolvendo gli innocenti.
Il contro-terrorismo a mio parere è contro la Costituzione italiana, in quanto prevede che per un semplice sospetto di terrorismo si faccia un'azione di guerra preventiva o si usi prima che lo faccia il nostro avversario il terrorismo stesso contro di esso. Non è affatto come dice Cossiga un'azione difensiva, ma bensì offensiva e viola a mio parere l'articolo 11 della Costituzione.
C'è anche un'ulteriore questione da tenere presente. Nell'antiterrorismo si fanno indagini e se una persona è innocente non si punisce, nel contro-terrorismo c'è sempre il rischio che il potere crei il casus belli e faccia guerre o usi il terrorismo contro chi non ha fatto nulla, è innocente oppure che si facciano ritorsioni ingiustificate, perchè il sospetto di terrorismo del potere era infondato. Prima di muovere guerra a qualcuno bisogna avere prove certe che quello ti ha attaccato, non semplici sospetti. Il terrorismo contro il terrorismo non va mai usato a mio parere, perchè la violenza genera violenza e la pace mortuaria. La violazione dei diritti inalienabili della persona e dei popoli è un rischio molto ridotto con l'antiterrorismo, in Italia c'è la malagiustizia ma questa è un'altra questione. la violazione dei diritti è un rischio molto alto io credo con il contro-terrorismo. un saluto. laura picchi